QUANDO VAI DALL’OCULISTA

Periodicamente mi viene rivolta una domanda: ma qual è il time frame giusto per operare? Quesito molto importante, cui rispondo in modo banale, direi anche da paraculo: dipende. Più o meno come quando un collega mi chiede cosa fare su quel titolo azionario e io gli dico, pure in quel caso: dipende.

Da che cosa, per questo secondo aspetto?

 

Dall’esperienza, dal capitale a disposizione, dal nostro concetto di profitto atteso e di sopportazione del rischio relativo, senza contare che fa molta differenza anche il modo con cui ognuno di noi “percepisce” il denaro o, per meglio dire, che valore esso ha per la nostra mentalità.

 

Questa è in realtà la bellezza del trading e degli investimenti.

Che ognuno di noi può individuare, e gestire, la casella mentale dentro la quale costruire poi un’operatività vantaggiosa. La regola base resta, ovviamente, sempre quella di utilizzare una strategia che metta in relazione il capitale con il tempo, e il rapporto fra questi con la volatilità. Sono le tre grandezze che muovono i mercati, sulle quali poi vanno ad avere un effetto propulsivo/depressivo i volumi, anche se a volte puoi trovare sedute direzionali non assistite da scambi nella stessa misura.

 

Ognuno di noi ha il suo tempo, e ogni operazione ha una struttura diversa in base alla lente d’ingrandimento con cui lo osserviamo.

Questa lente d’ingrandimento si chiama time frame, ed è una cosa simile a quell’armamentario di vetri che usa il tuo oculista quando vai a provare la vista.

Sono talmente numerose queste lenti, personali e personalizzabili, che non esistono come riferimento fisso: pure quando è necessario vedere meglio, dipende dai gradi di correzione che ti servono, e che negli anni comunque potrebbero modificarsi.

 

A ognuno la sua focale.