IL VALORE É DENTRO I PREZZI

Oro giallo, grigio e nero
Il video di stamattina risponde a quesiti che come trader sicuramente ti sarai posto più di una volta.

Le domande sono queste:

  1. Una candela di colore verde, che quindi registra una chiusura superiore all’apertura, è sempre un segnale di positività del mercato? Al contrario, una candela rossa è al 100% segnale negativo?
  2. Come posso capire se, in una seduta di ribasso, qualcuno ha comprato sui minimi oppure no? Al contrario: le giornate rialziste sono tali perché i compratori hanno sconfitto i venditori, oppure a volte chi cede le sue posizioni agli acquirenti è proprio quello che sta facendo il miglior affare?
  3. Se comprendo al meglio queste informazioni, posso ricavarne attendibili indicazioni su come si sarà la candela successiva?

Sono interrogativi che io per primo mi sono posto in molte occasioni.

Ed è per questo che nel tempo ho creato sistemi e indicatori per filtrare i prezzi, perché il valore è DENTRO i prezzi.

 

Noi abbiamo il compito di “pesare” i numeri, distinguendo quelli basilari da altre cifre che sono solo di disturbo.

 

Oggi ho analizzato Dax e Nasdaq, Oro, Argento e Petrolio. Vediamo come puoi trarre vantaggio dalla conoscenza di informazioni preziose.

IO, DA CHE PARTE STO?

In questi giorni mi sono venute in mente alcune analogie fra il comportamento dei trader e l’educazione familiare.

 

Non sono uno psicologo, e quindi prendi ciò che dico senza pensare che mi voglia sostituire a chi ne sa più di me su queste cose; cerco solo di trasmetterti l’esperienza che ho maturato osservando la dialettica fra la mente e l’interiorità delle persone (a partire da me) o, per meglio dire fra la nostra parte razionale e quella più nascosta, che quasi sempre determina e comanda i nostri comportamenti. Uno dei temi più importanti nell’educazione dei bambini tocca il rapporto che intercorre fra ciò che i piccoli fanno per meritare il bene dei genitori, e l’istinto che ci muove sin dai primi mesi di vita.  In tal senso, tutti sappiamo che spesso l’approvazione dei genitori arriva quando il bambino si comporta bene. Quando, cioè, non piange, non fa i capricci, e soprattutto non mette in atto tutti quei comportamenti “fastidiosi” per la serenità e l’equilibrio della famiglia, per i quali poi scattano i rimproveri e le punizioni.

 

Di conseguenza, per contrastare questa scissione fra bisogno di amore/sicurezza e prezzo da pagare per ottenere ciò, la maggior parte di noi tende a costruire sin dall’infanzia una sorta di immagine ideale.  L’obiettivo inconscio è quello di reprimere la sofferenza di non essere accettati per come realmente siamo, per cancellare dentro di noi l’impressione che i nostri genitori siano guardie severe (anche contro la loro volontà) che danno o tolgono il nutrimento affettivo, se non ci comportiamo in una determinata maniera.

 

Con l’andare del tempo, questo dissidio crea conflitti non da poco (vorremmo essere amati per quello che siamo, e non per l’esecuzione di un compito secondo le regole della buona creanza), con l’inevitabile conclusione che l’essere umano – nella vana speranza di evitare l’infelicità dell’esistenza – tenderà a costruirsi una personalità artificiosa, conformata secondo la morale familiare e sociale (scuola, gruppi amicali, lavoro, relazioni affettive).

Non rendersi conto che l’eventuale senso di fiducia in noi stessi – generato da questa maschera ideale di bugie – è del tutto fittizio e irreale, crea poi una serie di problemi; quale, ad esempio, il senso di delusione e frustrazione quando si fa i conti con la vita vera, con i suoi colori bianchi e neri, ma soprattutto i tanti grigi che essa presenta. Questo dramma interiore, se non viene risolto, tende nel tempo a diventare una vera e propria struttura esistenziale di default, che comporta la coazione a ripetere una vita all’insegna della stupidata che non dovresti fare, ma che senti di avere la pulsione incredibile a compiere.  Ed ecco che si presenta l’occasione di fare trading. Sei programmato sin dalla giovane età a vivere dentro un Truman show che non ti appartiene: figuriamoci pertanto se non troverai nel trading un perfetto specchio della tua esistenza (per inciso, è uno dei principali motivi per cui il trading piace così tanto).

 

VENIAMO A NOI

 

Io credo che mai come adesso vi sia un pericolo per la maggior parte dei trader e degli investitori.  L’evidente proliferazione di blogger e gruppi social ha creato un’industria di manipolazione psicologica ben organizzata (e, soprattutto, per nulla casuale), che mira a far sentire il trader inadeguato se non arriva a determinati tipi di obiettivi. Obiettivi che possono essere di guadagno, di performance, di premi vinti nei vari contest e gare di trading, senza poi contare un fatto di cui ti sarai sicuramente accorto, e cioè di quanto le persone oggi sono dipendenti dall’approvazione altrui.

 

Quasi tutti fanno a gara a dire che le discese e salite forti del mercati erano già state da loro previste in tempi non sospetti, vanno in tv e sui social per farci sapere che hanno dato segnali di convenienza spaziale in diretta, e vai con le schermate dei gain dai loro telefonini ecc ecc.

 

C’è un bisogno, da parte di chi dovrebbe fare da guida, di farci sapere:

  • io esisto
  • guarda come sono bravo.

Ne consegue che non serve scomodare persone come Vacchi o la Ferragni per rendersi conto che anche nel mondo del trading esistono dei veri e propri “maitre a penser” che ti dicono come devi essere, passandoti pertanto il messaggio subliminale e manipolatorio per il quale sei un coglione se non hai raggiunto la libertà finanziaria che ti permette(rà) di farti la foto accanto una Lamborghini o dentro un jet privato. Sei un fallito se concludi un determinato periodo dell’anno in perdita, se fai fatica a guadagnare, se non stai comunque al passo con l’etica della performance. Questa è una logica che viene dagli anni 80, con le pubblicità della Renault Vavavuma, della Milano da bere, e di Cindy Crawford che parlava di profumi e performance. Perché io valgo, si diceva.

 

Si presentano pure loro come genitori autorevoli che ti concederanno l’affetto dei soldi (il guadagno che non uscirà più dalle tue tasche e che non ti lascerà più solo) a condizione che tu segua loro e compri fideisticamente tutto ciò che ti propinano; che è l’unica cosa che funziona, in quanto tutto il resto è merda autentica tranne il Rolex trading che devi assolutamente avere al polso.

 

Perché tu vali e ti meriti di più. Benefattori 2.0

 

È uno spaccio di droga virtuale molto pericoloso, che va proprio a incentivare nelle menti più deboli la costruzione di una personalità da investitori totalmente falsa e scollegata dalla realtà.

In realtà, queste persone non le abbiamo incontrate per caso. Loro sono lì come dei pescatori con esca e amo. Sanno che ci sono migliaia di pesci che non vedono l’ora di abboccare, spinti da un messaggio interno che dice loro: sei una brutta persona che non ha alcuna possibilità di evolvere, per cui ti conviene trovare uno come me che ti darà la felicità con la quale cambiare la tua vita.

 

La realtà è ben diversa: guadagnare soldi è possibile, ma assolutamente non facile. Perdono anche personaggi come Buffett, Dalio, Pimco e James Simons. Senza andare troppo lontano, ricordiamo che Paolo Basilico è stato gentilmente accompagnato alla porta dall’azienda che aveva fondato, Kairos, per non aver capito il mercato nel 2018.

 

IN CONCRETO SUI MERCATI

 

La conseguenza ai giorni nostri si sta evidenziando con un uso abnorme e sconsiderato della leva, amplificato non solo da borse sui massimi e quindi più “pesanti” quando si muovono, ma anche da molti nuovi trader arrivati con il Covid, perché non avevano di meglio da fare e pensavano che il trading fosse un rimedio alle difficoltà del momento (700.000 in India, oltre 4 milioni negli Stati Uniti, e via di questo passo).

Ciò significa scegliere investimenti rischiosi con conti sottocapitalizzati, raccontando a noi stessi la palla colossale che “intanto provo”.

 

Concretamente, significa: intanto comincio a fare un po’ di cavolate così almeno sarò come tutti gli altri, e potrò un giorno incolpare il mercato e tutti i suoi partecipanti che questa è un’attività nella quale non è possibile guadagnare del denaro. Ci troviamo così di fronte all’apparente paradosso che le persone fanno trading perché dicono che la cosa li appassiona moltissimo (spiegazione razionale), quando invece la motivazione più profonda consiste nel fatto che stanno cercando un altro luogo dove sfogare la loro frustrazione, e cercare di vincere la medaglia d’oro delle giustificazioni al fallimento.

 

Quel fallimento al quale si preparano con pervicace ostinazione sin da giovane età, da quando cioè hanno rinunciato a essere loro stessi per accontentare gli altri.

 

Una domanda: noi, da che parte vogliamo stare?

SPORCATI LE MANI

Quando il mercato “sgretola” i massimi perché è stanco di salire, lo fa con volatilità crescente e non sempre direzionale. Questo comportamento mette in crisi mentale il trader che si era abituato a comprare sempre le debolezze. É quindi normale avere dei dubbi sul da farsi, anche perché di base il trend delle borse non è ribassista: andargli contro è da valutare con cautela.

 

Nell’intraday, poi, l’importante è non avere posizioni ideologiche forti: siamo dentro un time frame mentale e operativo dove al 90% i soldi si fanno sporcandosi le mani.

 

Sai, in generale questa non è una professione dove conviene essere buoni, ricchi di poesia e intenzioni positive. Chi investe denaro deve indossare un atteggiamento da pezzo di merda, similmente a quello che è costretto ad avere un medico, che non può piangere quando vede i malati soffrire, sennò deve smettere.

 

Poi spegni il pc, ti togli la tuta da operaio, e torni alla vita vera.

IL MERCATO É COME UN BAMBINO

Una delle difficoltà maggiori, nelle attività di investimento, è quella di fiutare un eventuale cambio di tendenza dei prezzi.  Il nostro non è un mestiere facile. Comprendere i mercati finanziari, infatti, non richiede soltanto una buona competenza. Alle doti tecniche, che si acquistano e perfezionano nel tempo, va unita una capacità di sintesi fra numeri, notizie economico/politiche, interpretazione non ideologica della psicologia della massa e comprensione della mentalità di chi opera professionalmente.

 

Per raggiungere questo obiettivo, è necessario spersonalizzarci un bel po’, e costruire in noi un mix di competenze e modi di essere.

 

Maneggiare l’energia del denaro (potente, fascinosa ma anche diabolica) rappresenta molto più della possibilità di migliorare la nostra condizione economica: è una via alla crescita personale di enorme importanza.  Più maturiamo e ci mettiamo in sintonia con il grafico che sta di fronte a noi, maggiori saranno i risultati che possiamo ottenere.

 

Al mercato, per remunerare il nostro impegno, interessa poco di ciò che pensiamo noi.

 

Non è il diario dei nostri pensieri su come dovrebbe andare il mondo, e tantomeno un luogo in cui riversare il pathos della nostra esistenza. Luogo oscuro, meraviglioso e variamente colorato, il mercato è come una persona, quando la incontriamo per la prima volta; gli interessa il giusto di quanto siamo belli e fighi, e ancor meno dei nostri bisogni economici. Più semplicemente, vuole essere ascoltato, studiato e compreso – e quindi ACCETTATO – per quello che è.

 

Come un bambino.

 

Niente altro.

TRE TIPI DI STOP

Lo stop, questo “problema”. Lo scrivo virgolettato, perché personalmente non lo vedo come un danno, ma come opportunità.

 

  • Lo stop che metti per paura. Non sei consapevole se hai fatto un trade corretto o no, ma sei solo motivato dal fare soldi; se il mercato corregge un poco, esci. Passa del tempo, e i prezzi vanno nella direzione auspicata. É probabile che questa situazione capiterà ancora.
  • Lo stop perché hai caricato troppo la size, quindi alla prima botta di volatilità Vito percepisci che hai fatto una cavolata, e ti stoppi. Anche in questo caso, passa del tempo e si attiva la modalità Rimpianto: “guarda quanto avrei guadagnato se avessi tenuto, che coglione sono stato a chiudere tutto”. É probabile che questa situazione capiterà ancora.
  • Lo stop perché non ci credi più. Accetti di avere fatto un’operazione che non è giusta o sbagliata di per se stessa, ma non è in accordo con quello che pensa il mercato. É probabile che questa situazione capiterà ancora.

Quale può essere la differenza fra le tre modalità, poiché ti sto dicendo che ricapiteranno ancora?

La differenza sta nel PERCHE ti succedono: le motivazioni sono infatti ben diverse fra loro. Di conseguenza, presupposti diversi creeranno nel tempo – se non affrontati alla radice – risultati differenti fra loro.

Ad esempio, la frequenza con cui la 1 e la 2 si verificano rispetto alla 3, sarà molto maggiore.

Il SENTIMENT DI ENNIO MORRICONE

“Il successo viene certo dal talento ma più ancora dal lavoro, dall’esperienza e, ripeto, dalla fedeltà: alla propria arte come alla propria donna. Mi sono dato la regola di dare il meglio, sempre. Anche se non sempre ci si riesce”.

Questo è uno dei pensieri più luminosi espressi dal compianto maestro Ennio Morricone.

Le sue parole toccano un argomento che ricorre spesso nei miei ragionamenti, su tutto quello che compone il physique du role del buon investitore: molti, me incluso, pensano infatti che per riuscire a far bene una cosa sia necessario unire il talento a tutta una serie di altri requisiti.

Morricone però puntualizza che il successo è anche favorito da un sentimento: essere fedeli, perseveranti, ma direi ancor di più essere COERENTI, alle nostre regole. Sono tutte qualità, queste, che dobbiamo esprimere in ogni momento, non solo quando va tutto bene.

Vedi, ci sono determinati mestieri dove le bandierine al vento dell’eccentricità e dell’istinto funzionano molto poco, se non occasionalmente nel breve.

Investire denaro sui mercati è uno di questi. Infatti, vedere i soldi che ci passano davanti agli occhi genera molte dinamiche emozionali, e tira fuori in modo tangibile i veri motivi per cui piace stare davanti al grafico.

Le emozioni e i sentimenti ci sono, non puoi fare finta che non esistano.

 

Il problema di molti trader è che invece si vergognano di queste cose, e inconsciamente pensano che sia brutto essere avidi e attaccati ai soldi.

 

Per questo la maggior parte degli investitori non riesce a estrarre valore da questa attività.

 

DOVE STA IL PROBLEMA

 

Per certi aspetti, essere brutalmente materiali impedisce di capire i sentimenti e le emozioni della massa. Impedisce di toccare con mano i reali motivi che ci spingono a fare determinate operazioni, e rende difficile la comprensione di tutte le cause che spostano i flussi economici di denaro sui mercati, a partire dalle ASPETTATIVE.

Da un altro punto di vista, vediamo invece che le persone mature sono in grado di far emergere, dalle esperienze della propria vita, l’ascolto delle loro voci interiori e delle canzoni che ogni giorno si cantano dentro.

Sanno perfettamente che se recitano una canzone di povertà, è altamente probabile che il mercato gli toglierà dei soldi, così come al contrario stati d’animo e parole di ricchezza aumentano le probabilità di ricavare benessere a 360° da questo lavoro.

IL TERZO OCCHIO

“Io ho tre occhi. Due per guardare, uno per vedere. (Bellamor)

 

Questa frase mi ha fatto pensare all’approccio più corretto che si può avere verso il nostro lavoro.

 

MOTIVI E MOTIVAZIONI

 

I risultati positivi/negativi che otteniamo sono la combinazione di più fattori. La competenza è sicuramente la base per poter operare. In caso contrario credo sia più opportuno definirci scommettitori, anziché investitori.

Sono poi necessarie alcune “doti”, quali una buona intelligenza visiva e il saper fare di conto.  Via via che si matura esperienza, si impara poi ad analizzare velocemente il grafico nelle sue informazioni salienti; contemporaneamente, il buon commerciante di strumenti finanziari deve avere in testa i numeri che vuole ottenere, e anche soprattutto quelli che il mercato è in grado di potergli offrire.

Altrimenti, vuol dire che si investe con la strategia del “per me deve”, che ha come sottostante la speranza in sostituzione della logica.

Va da sé che la competenza si crea nel tempo, ed è per questo che la maggior parte degli investitori ha difficoltà a ricavare utili dell’impiego del proprio capitale.

Le persone hanno venduto il tempo, non ce l’hanno più.

Un esempio ce lo fornisce la Gazzetta dello Sport, che per ogni articolo ti dice il tempo necessario per leggerlo (tempo di lettura: 4 minuti e 32 secondi). Ciò conferma uno degli effetti di vivere sempre più connessi al Web: il nostro livello di attenzione/concentrazione è sempre minore, indipendentemente dai contenuti sui cui ci soffermiamo.

 

Sono i tempi di oggi, ed è inutile rimpiangere epoche che appartengono al passato.

 

Il problema è che vi sono alcune attività, come la nostra, che richiedono invece un’attitudine più matura e seria, dove approfondire le cose deve essere vista come una qualità e non un peso.

Per chi non possiede questo requisito, si apre la strada per l’ansia che pretende risultati immediati, con la conseguenza che disegnando nella nostra mente un mercato come lo vogliamo noi, il film prende un’altra direzione.

 

Ricapitolando: competenza, sapienza, e un certo tipo di mentalità.

 

Manca ancora un ultimo requisito: la costanza e l’abolizione dell’occasionalità. Ne parlavo ieri con un amico a proposito di argomenti lontani dal mondo degli investimenti (si chiacchierava di sport, di diete e di spiritualità, pensa un po’ te che fritto misto).  Le cose funzionano quando le conosci bene, ma le pratichi SEMPRE.

Se “ogni tanto” ti dimentichi di farlo, perché uno strappo alla regola che vuoi che sia, il problema é che quello strappo può arrivare a volte nel momento meno opportuno.

Metti un attimo da parte la regola che nel trading la leva va tenuta sotto controllo, picchi giù un botto di contratti proprio nel momento in cui il mercato comincia a far scoppiare bombe di volatilità, e ti bruci in un giorno solo i profitti anche di un anno. Mai capitato?

 

MORALE DELLA FAVOLA

 

Per chi come me fa trading + lavoro di analisi, e porta questi numeri all’interno della costruzione di software, è necessario stare sempre sul pezzo per monitorare ogni cambiamento anche minimo del mercato, e aggiornarsi, evolversi, adattare ogni piccola formula mia mentale e dei programmi che uso ad un contesto che tutto può essere meno che stabile.

Non è paranoia e perfezionismo: è necessità.

 

Ci vuole il terzo occhio: per vedere, e non solo guardare.

COMPRENSIONE E INTERPRETAZIONE

In ogni aspetto della nostra vita, l’incertezza è componente imprescindibile, e ci mette sempre davanti ad una delle nostre doppie realtà: lo sguardo spesso va all’evoluzione, ma con il timore dell’ignoto.

Ed è per questo che la maggior parte di noi, quando intraprende un nuovo percorso, poi lo abbandona. Accade nei sentimenti e relazioni a vario titolo: ci si muove fra poche certezze, e molti giochi che non valgono più la candela.

 

La stessa cosa si verifica nel lavoro e nelle professioni, dove spesso il cambiamento coincide con le fasi dove si pesano le certezze verso i rischi, lo stipendio e la sicurezza dello status quo contro l’immobilità, le garanzie scarse con la frustrazione, e quindi: game over. Che siano mansioni impiegatizie, pubblico impiego o di tipo imprenditoriale/societario, non c’è differenza. Insomma, svoltare strada non è detto che avvenga per insoddisfazione: molte volte è un dire a noi stessi: “ma chi me lo fa fare?”.

 

Ad esempio, quando sono davanti al monitor 8 volte su 10 prima di cliccare sul mouse ed entrare a mercato mi faccio sempre la domanda: quanto davvero mi piace questa operazione? La stessa proporzione 8 su 10 si applica poi all’eseguito, per cui si potrebbe dire che praticamente 64 operazioni su 100 non le faccio. Mi concentro pertanto sull’impatto che le rimanenti potranno avere sui miei risultati.

Sono cose che si imparano vivendo questa attività in modalità da “nerd della Silicon Valley”; parliamo di quel tipo di persona che apprende e migliora attraverso errori/esperienze varie, costruendo poi nel tempo il suo ambiente di trading attraverso un processo di incessante: 1) IDEA 2) ANALISI 3) MIGLIORAMENTO.

 

Arrivato al punto 3, ricomincio dal punto 1.

L’unico ostacolo alla creazione di questo metodo è la gestione delle informazioni. Quando mi sono affacciato al trading, circa 15 anni, fa le cose da sapere erano molte, ma le potevi elaborare con calma perché le fonti di approvvigionamento delle nozioni non erano così numerose. Al contrario, oggi siamo letteralmente devastati dalla quantità di conoscenze che teoricamente possiamo apprendere.

Il problema è che pochi di noi riescono a <i>dare un’organizzazione logica</i> a news/tecniche/strategie/dati/analisi ecc ecc. La gente non ce la fa a stare dietro a tutto questo rumore.

 

Ricorro ad una analogia per spiegarmi meglio.

Pensa a quando ti trovi di fronte a un grafico pulito, dove vedi i prezzi che vanno, senza quasi mai tornare indietro, in una direzione ben precisa. Lì, rumore non c’è perché hai una visione chiara: si sale, si scende. Tanto che raramente paga contrastare queste tendenze. Un grafico rumoroso è quello che per darti 40 pips di Euro Dollaro non ci mette due candele, ma ne impiega dodici. E tu esci matto per trovare un senso a ciò che sta fra la prima e la dodicesima candela, piuttosto che a ognuna di esse.

Esattamente come le informazioni.

 

Usi cinque indicatori anziché due, massimo tre, perché comunque anche il quarto e il quinto pensi che ti permetteranno una visione migliore. Segui quattro trasmissioni televisive al giorno perché è sempre bene ascoltare più pareri. Ti iscrivi a gruppi di trading e/o newsletter (compresa questa): c’è sempre qualche cosa in più da imparare. Una mattina ti alzi, capisci che sei ingolfato di comunicazioni, resetti tutto, salvo poi che il mese dopo si ricomincia nella stessa identica maniera: anche io i primi tempi mi comportavo così.

 

È per questo che nel mio metodo di lavoro, che può giungerti sia attraverso le lezioni/video che faccio come anche tramite la partecipazione alla nostra chat e utilizzando i segnali relativi, non ho mai voluto fornire troppa pappa pronta. Pongo domande, cerco di provocare ragionamenti, sviluppare idee e nessi conseguenti. Credo, infatti, che la stragrande maggioranza degli investitori cerchi qualcuno che insegni loro come sviluppare la capacità di dare un senso compiuto a dati, notizie e numeri, per poi distinguere le cose importanti da ciò che si può trascurare. C’è sempre più necessità di creare una visione di sintesi per i mercati finanziari, così da comprendere se è più profittevole, in un determinato giorno e ad una determinata ora, operare su un pattern di divergenza prezzi/indicatori oppure intervenire su eccessi di volumi.

Ovviamente questo è il mio metodo, che viene messo in discussione e aggiornato molto spesso; non so quindi se potrà diventare il tuo, ma per certo posso dirti che possiede una sua logica, che va molto al di là dell’insegnarti come fare trading sulle medie mobili.

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<blockquote>Ripeto, ci sono tecniche che funzionano, ma <i>se non sai come contestualizzarle</i> in questo lavoro farai sempre una grandissima fatica.</blockquote>
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Un suggerimento, quindi: muoviti sempre con un criterio guida. Ti dico il mio: poiché per definizione la nostra è attività a risultati incerti e che non possono essere evitati, dobbiamo assolutamente comprendere che vi è una differenza importantissima fra l’incertezza di qualunque operazione e la non comprensione del loro rischio. Per essere chiari: non sai mai se guadagnerai o andrai a perdere, ma <i>puoi e devi scegliere</i> se dirigerti verso quelle operazioni in grado di darti maggiore “sicurezza”, perché fondate su calcoli di probabilità e analisi di numeri e di statistiche.

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A casa lapidari.it guardiamo in primo luogo:
<ul class=”brainbizz_plus”>
<li>prezzi</li>
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<ul class=”brainbizz_plus”>
<li>volatilità</li>
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<li>volumi</li>
</ul>
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<li>chi compra dove, come e perché</li>
</ul>
<ul class=”brainbizz_plus”>
<li>chi vende, dove come e perché</li>
</ul>
<ul class=”brainbizz_plus”>
<li>analisi della mentalità degli investitori e della psicologia della massa.</li>
</ul>
Parafrasando una bella espressione di un esperto di marketing, potrei dire che la distanza fra te e i mercati si chiama <i>comprensione</i><span style=”font-weight: 400;”>.</span>

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L’accordo che puoi avere con loro si chiama <i>interpretazione</i><span style=”font-weight: 400;”>.</span>

LA PSICOLOGIA DELLA MASSA

Siamo in un’era di profondo cambiamento, con molta enfasi sulla distruzione più che sull’evoluzione. Questo distingue il momento attuale da altre situazioni.

Settantacinque anni fa, il mondo uscì dalla seconda guerra mondiale con le pezze al sedere, ma con grandi speranze e fiducia che davvero le cose non potevano che migliorare. In termini esistenziali, si partiva da supporti dopo un crollo, anziché da resistenze dopo un rally. E già qui vi è una grossa differenza, perché oggi invece ci troviamo dentro alla società del benessere, pur se costruito con profonde sacche di ingiustizia. Parlo di ingiustizia nel lavoro, nei più elementari diritti sociali, nel livello culturale delle persone, nel modo in cui gira il denaro.

 

Veniamo da anni di innovazione: il boom economico degli anni 60, la rivoluzione sessuale e maggiori diritti alle donne (qui c’è ancora molta strada da fare, ma di adesso le massaie sono state sostituite dalle paladine del #metoo), senza dimenticare Internet e la diffusione della tecnologia, con tutto ciò che ne è seguito in termini di nuovi paradigmi economici e di vita sociale.

 

Noi trader siamo figli di questo ultimo aspetto, senza il quale io e te non ci saremmo mai conosciuti.

 

Le conquiste che l’umanità è riuscita a conseguire hanno però portato profondi squilibri. 

I ricchi sono sempre più ricchi, e restano un universo limitato come numero. I poveri sono sempre più poveri perché il loro numero si è incrementato per la progressiva erosione della classe media. Una parte di essa cerca di restare a galla, mentre un’altra fetta scivola verso la mediocrità mentale e povertà finanziaria. C’è infatti un profondo legame fra l’hater/complottista e il livello reddituale. Tutti questi incroci fra psicologia di massa e trend sociali si riflettono, magari con qualche giorno di ritardo ma neanche poi tanto, sui movimenti dei mercati finanziari: le borse comprano tempo, si muovono scaltre, ma credo che siano prendendo le misure di un anno estremamente difficile non solo perché bisesto e covid-funesto, ma anche perché a novembre ci sono le elezioni in America, ed è lì che si decidono molte cose almeno per i prossimi due anni.

Un terzo fattore che sta portando un visibile “disagio” nella costruzione dei prezzi è rappresentato dalla spaccatura che sta avvenendo nel mondo degli investimenti.

Sappiamo che abbiamo due schieramenti: istituzionali/professionisti contro retail/dilettanti.

 

La difficoltà di gestire la volatilità ha messo sotto pressione molti modelli previsionali dei cosiddetti esperti, i gestori ai quali ci si dovrebbe affidare per dormire fra otto guanciali.  Il problema è che la coperta del letto è diventata corta anche per loro: prendono i rialzi sempre un po’ troppo tardi e si beccano i ribassi senza potersi tutelare (hanno il divieto di sfruttare lo short per generare performance). 

 

I retail  continuano invece a pensare che tecniche e strategie possono aiutarli a fare soldi, senza riflettere sul fatto che entrano (in leva) sui mercati privi di qualsiasi conoscenza su:

  • come si generano i prezzi;
  • cosa significa comprare un supporto, e perché quello va visto come supporto e non come momento di pausa prima di un altro affondo;
  • cosa significa vendere una resistenza, e perché tale livello va visto come resistenza e non come momento di pausa prima di un nuovo breakout;
  • confondono distribuzione come nuovi minimi, e accumulazione come nuove discese;
  • a fatica sanno distinguere un Atr da un Rsi;
  • tirano due trendline sul grafico e credono che questo basti a sapere dove fare buy/sell.

 

MORALE DELLA STORIA.

 

Vedi, ci si può mettere una mascherina davanti alla bocca per non prendere il virus, ma non ci si può mettere una mascherina davanti agli occhi.

Se vuoi ricavare soddisfazione dal tuo denaro, sempre più sarà necessario informarti, valutare pro e contro di ogni scelta, essere prudente, pesare l’uso della leva e investire sulla qualità delle tue operazioni.

 

Less is better. Meno è meglio.

QUANDO VAI DALL’OCULISTA

Periodicamente mi viene rivolta una domanda: ma qual è il time frame giusto per operare? Quesito molto importante, cui rispondo in modo banale, direi anche da paraculo: dipende. Più o meno come quando un collega mi chiede cosa fare su quel titolo azionario e io gli dico, pure in quel caso: dipende.

Da che cosa, per questo secondo aspetto?

 

Dall’esperienza, dal capitale a disposizione, dal nostro concetto di profitto atteso e di sopportazione del rischio relativo, senza contare che fa molta differenza anche il modo con cui ognuno di noi “percepisce” il denaro o, per meglio dire, che valore esso ha per la nostra mentalità.

 

Questa è in realtà la bellezza del trading e degli investimenti.

Che ognuno di noi può individuare, e gestire, la casella mentale dentro la quale costruire poi un’operatività vantaggiosa. La regola base resta, ovviamente, sempre quella di utilizzare una strategia che metta in relazione il capitale con il tempo, e il rapporto fra questi con la volatilità. Sono le tre grandezze che muovono i mercati, sulle quali poi vanno ad avere un effetto propulsivo/depressivo i volumi, anche se a volte puoi trovare sedute direzionali non assistite da scambi nella stessa misura.

 

Ognuno di noi ha il suo tempo, e ogni operazione ha una struttura diversa in base alla lente d’ingrandimento con cui lo osserviamo.

Questa lente d’ingrandimento si chiama time frame, ed è una cosa simile a quell’armamentario di vetri che usa il tuo oculista quando vai a provare la vista.

Sono talmente numerose queste lenti, personali e personalizzabili, che non esistono come riferimento fisso: pure quando è necessario vedere meglio, dipende dai gradi di correzione che ti servono, e che negli anni comunque potrebbero modificarsi.

 

A ognuno la sua focale.